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Le cause dell’Alzheimer non sono ancora note ma i fattori di rischio sì. Ecco come prevenire e scoraggiare in tempo la demenza senile con le buone abitudini.

 Il morbo di Alzheimer, individuato per la prima volta nel 1906 da un neuropatologo tedesco, è una patologia responsabile di oltre il 60% dei casi di demenza senile e associata a sintomi spesso confusi con i normali segni dell’invecchiamento – difficoltà cognitive, disorientamento, afasia, cambiamenti dell’umore e del comportamento.

Si tratta di una malattia che affligge 26,6 milioni di individui nel mondo, soprattutto donne, ma si stima un raddoppio del numero di casi ogni vent’anni secondo quanto emerso dal Rapporto Mondiale Alzheimer 2015. Sebbene non si conoscano ancora le cause dirette che provocano l’insorgenza dell’Alzheimer, numerosi studi dimostrano che la demenza senile è spesso il risultato di un mix di fattori e cattive abitudini che durano tutta la vita. I sintomi infatti si sviluppano anni, a volte decadi, prima che la malattia vera e propria si manifesti.

Le cause dell’Alzheimer non sono ancora state identificate, ma alcuni fattori di rischio contribuiscono all’insorgenza della patologia

Kristine Yaffe e Deborah Barnes, ricercatrici all’Università della California, hanno incrociato i dati epidemiologici ottenuti da diversi studi sull’Alzheimer individuando sette fattori di rischio che è possibile associare alla malattia.

Ipertensione arteriosa, diabete, obesità e depressione sono disturbi che si manifestano con evidente frequenza in individui che, in tarda età, mostrano i segni dell’Alzheimer. Si tratta di fattori di rischio che spesso richiamano l’attenzione su altri aspetti della nostra salute (sul sistema cardiocircolatorio, ad esempio), eppure questo studio dimostra che esiste una relazione tra l’Alzheimer e l’ipertensione arteriosa, il diabete, l’obesità e la depressione.

Se in questi casi si tratta di patologie che richiedono in genere il ricorso a cure specialistiche sotto il controllo medico, i primi tre fattori legati all’Alzheimer, quelli riscontrati con maggiore frequenza, sono invece completamente sotto il dominio del nostro buonsenso.

Poiché non sono note le cause, è difficile stabilire una cura efficace per l’Alzheimer. Tuttavia è possibile individuare 3 fattori di rischio molto comuni

Tra i fattori di rischio identificati dalle ricercatrici americane, si posizionano sul podio tre abitudini poco salutari che hanno un forte impatto negativo sul nostro organismo e che, a quanto pare, contribuiscono in maniera determinante all’insorgenza dell’Alzheimer.

Al terzo posto della classifica dei fattori di rischio c’è infatti l’inattività fisica. Diversamente da quanto si pensi, tenersi in forma tutti i giorni non soltanto contribuisce al benessere fisico ma migliora l’umore e sostiene le abilità intellettive. Nel 13% dei malati di Alzheimer è stata riscontrata un’attività fisica scarsa o nulla.

Al secondo posto troviamo il fumo, una cattiva abitudine che affligge 4.7 milioni di malati di Alzheimer ovvero il 14%.

In vetta alla classifica dei fattori di rischio per l’Alzheimer, l’inattività mentale impatta su oltre il 19% dei malati. Per inattività mentale si intende basso livello di istruzione e di quoziente intellettivo e scarso coinvolgimento in attività che stimolano il cervello.

[Leggi anche: 10 consigli per mantenere il cervello in forma]

Prevenire l’Alzheimer si può

Lo studio, presentato a Parigi alla Conferenza Internazionale sulla malattia di Alzheimer nel 2011, evidenzia che, sebbene tutti questi aspetti siano correlati all’insorgenza della malattia, nessuno ha una diretta relazione causale. La buona notizia, però, è che si tratta di aspetti sui quali è possibile intervenire in modo da evitare o almeno rallentare il progredire dell’Alzheimer.

Il team di ricerca, dati alla mano, sottolinea infatti l’importanza della prevenzione: se ci fosse una correzione del 25% in ognuno dei sette fattori di rischio, il numero di casi di Alzheimer diminuirebbe di 3 milioni, con una correzione invece del 10% ci sarebbero 1.1 milioni in meno di malati.

[Leggi anche: quanto saremo intelligenti da vecchi]

Le iniziative sociali per la salute pubblica – ad esempio le campagne contro il fumo o a favore dell’attività fisica – hanno un forte impatto positivo, ma è chiaro che la forza propulsiva deve partire dal singolo individuo e l’informazione in questo caso è essenziale.

 

Uno stile di vita sano è la migliore garanzia per il benessere psicofisico attuale e futuro. I ricercatori forniscono linee guida e consigli che a volte è difficile seguire e probabilmente sono poche le persone che agiscono su tutti i fattori di rischio, ma conoscerli e tentare di correggerne la maggior parte è un buon inizio. E se proprio non riuscite a smettere di fumare, tra una sigaretta e l’altra almeno concedetevi un sudoku!

 

Per approfondire: scoperta una relazione tra il tipo di apprendimento e le onde emesse dal cervello – nuove applicazioni per l’Alzheimer.

 

 

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