diego san, il robot bambino

Il sorriso dei neonati non è una risposta automatica all’espressione degli adulti: la ricerca rivela che i neonati sorridono per un motivo ben preciso.

Il comportamento dei neonati affascina da sempre studiosi e ricercatori che tentano di esplorare un mondo fatto di sguardi, reazioni e sorrisi che nascondono una complessa conoscenza del mondo iniziata già nell’utero. Diversi studi rivelano che i neonati sono in grado di riconoscere la voce della mamma, così come reagiscono in maniera particolare a musiche, canzoni o filastrocche ascoltate durante la gravidanza. Molto è stato scoperto ma gran parte degli interrogativi non ha ancora una risposta.

Un robot che imita il sorriso dei neonati

Un progetto molto ambizioso in questo ambito ha coinvolto scienziati computazionali, ingegneri robotici e psicologi dello sviluppo che hanno lavorato fianco a fianco diversi anni. Il risultato è stato la realizzazione di un robot in grado di imitare nella maniera più fedele possibile il comportamento dei neonati, in particolare il sorriso.

Per il protocollo della ricerca sono stati innanzitutto rilevati i dati di uno studio precedente eseguito per analizzare il sorriso dei neonati durante l’interazione madre-figlio.

Tutti i dati sono stati utilizzati per calcoli algoritmici legati alla teoria del controllo ottimale inverso, uno strumento spesso utilizzato in robotica per progettare robot che rivelino specifici comportamenti in risposta a input esterni.

Con i risultati ottenuti è stato realizzato un software che, introdotto nel robot, lo ha reso il più possibile simile ai neonati in situazioni che stimolavano il sorriso.

Il sorriso dei neonati non nasce in risposta a quello degli adulti

Diego San, il robot-bambino, è stato posto a interagire singolarmente con 32 studenti universitari per sessioni di tre minuti. Durante ogni interazione, il robot ha applicato uno dei quattro comportamenti programmati dal team di ricerca, ad esempio sorrideva in risposta al sorriso di chi gli stava di fronte.

Stranamente, la sorpresa dei risultati è relativa non al comportamento del robot ma a quello degli studenti: infatti ogni volta che il robot assumeva gli atteggiamenti tipici dei bambini piccoli, i ragazzi in risposta si comportavano esattamente come fanno le madri con i propri figli. Le reazioni registrate nell’interazione madre-figlio riflettono perfettamente quelli dell’interazione studente-robot.

Queste indagini hanno permesso di comprendere che l’interazione parte dal robot e si dirige sullo studente. È ragionevole quindi affermare che nella realtà sia il neonato a suscitare reazioni nella mamma e non viceversa.

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Perché i neonati sorridono

Questo è il primo studio che, attraverso la confluenza tra ricerca informatica, robotica e psicologica, verifica l’intenzionalità nelle interazioni madre-figlio.

I neonati sorridono non a caso e neanche – come normalmente si crede – in risposta al sorriso degli adulti: i neonati sorridono per far sorridere gli adulti.

Lo studio ha evidenziato inoltre che i neonati seguono delle vere e proprie tempistiche di azione: ad esempio accennano appena un sorriso per poi mostrarne uno più aperto, un po’ come fanno gli attori per massimizzare la risposta del pubblico.

I ricercatori tengono però a sottolineare che non sono in grado di stabilire se alla base di queste “furbizie” infantili ci siano comportamenti coscienti. Non è dato sapere, insomma, se i neonati siano consapevoli di questo giochetto o se invece si tratti di un atteggiamento istintivo.

Sorridono semplicemente per farci sorridere, questo (per ora) è sufficiente.

[E se i neonati piangono invece di sorridere? Leggi qui: piangi che ti passa]

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