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Elogio della lentezza - Lamberto Maffei

Elogio della lentezza, Lamberto Maffei

 

Nella società dei consumi dell'era globalizzata, in un mondo "dove il fare sembra prevalere sul pensare", Lamberto Maffei, professore emerito di Neurobiologia e direttore del CNR alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ci propone un viaggio multitematico alla scoperta della lentezza.

 

Un viaggio insolito, per il quale forse non si ha mai tempo, presi come siamo dagli impegni della quotidianità, dalla fretta delle azioni, dalla rapidità delle idee che si sovrappongono le une alle altre.

L'analisi che il prof. Maffei conduce attraverso il libro "Elogio alla lentezza" si propone di descrivere le dinamiche cerebrali in funzione del tempo per comprendere l'importanza della lentezza per il nostro cervello e le conseguenze, spesso dubbie, della tecnologia.

 

Il tempo e la lentezza

Cos'è il tempo? Difficile dare una definizione.

"Il tempo è un'intuizione, ognuno sa cosa sia ma gli risulta difficile spiegarlo"

Eppure è il tempo a condizionare ogni aspetto della nostra esistenza, a scandire i momenti che segnano la crescita, i traguardi e i fallimenti. Ma quanto è importante per noi il tempo?

In un mondo che sembra muoversi a velocità estenuanti, il tempo è essenziale. Le nuove tecnologie, che nel corso di pochi decenni si sono imposte in maniera prepotente, hanno il monopolio di ogni ambito che ruota attorno all'uomo. Attraverso il pc o anche solo lo smartphone possiamo comunicare con chiunque in qualsiasi parte del mondo, inviare documenti, effettuare transazioni economiche, prenotare alberghi e aerei in pochi semplici click. Il mondo a portata di mano, anzi di dito.

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Quali sono le conseguenze di tutto ciò? Quale impatto ha la tecnologia sulla nostra esistenza e sul nostro cervello? Come influisce questa diversa concezione del tempo nella formazione delle nuove generazioni?

 

A queste domande prova a rispondere il prof. Lamberto Maffei. "Elogio alla lentezza" è un saggio diretto e illuminante sulle condizioni del nostro tempo che con acutezza quasi apocalittica rivela scenari futuri di cui forse non ci siamo ancora resi conto.

Il presupposto che è alla base della visione poco ottimista del prof. Maffei è la contrapposizione tra la velocità del mondo e la lentezza del cervello umano.

 

Il cervello umano è una macchina lenta.

Gli impulsi nervosi possono raggiungere una velocità di cento metri al secondo il che vuol dire che sono molto più veloci di una monoposto di Formula uno ma enormemente più lenti della trasmissione dati in un computer.

Ma a cosa è dovuta questa lentezza? Per rispondere a questa domanda, il prof. Maffei affronta la distinzione tra gli emisferi destro e sinistro del nostro cervello.

 

Lentezza e rapidità: emisfero sinistro e emisfero destro

Nell'emisfero destro hanno sede le funzioni visuo-spaziali e le componenti emotive ad esse legate come la paura, il disgusto, la gioia che rendono possibile la sopravvivenza. In questa parte del cervello prendono forma le reazioni rapide, quelle che ci permettono di scappare davanti a un pericolo, tanto per fare un esempio.

Le aree dell'emisfero destro sono state le protagoniste della preistoria quando l'uomo non aveva altro scopo che procacciarsi il cibo e scampare ai predatori.

 

L'emisfero sinistro si è evoluto più lentamente. Qui hanno sede funzioni superiori come il linguaggio (comparso appena, si fa per dire, centomila anni fa), il pensiero logico e la strutturazione temporale.

 

L'emisfero destro propina all'uomo soluzioni rapide ma per lo più errate.

L'emisfero sinistro valuta le soluzioni di quello destro, le analizza e indirizza l'uomo verso soluzioni più ponderate e quindi più corrette.

 

La differenza sostanziale tra i due emisferi risiede nel lavoro dei neuroni: analizzare un aspetto attraverso varie angolazioni, studiare le soluzioni possibili e le relative conseguenze, equivale a trasferire una serie numerosissima di segnali nervosi tra i neuroni. Questo lavoro lungo e complesso determina un rallentamento nella comunicazione.

 

Elogio della lentezza nel mondo della rapidità

Quale corrispondenza può verificarsi, quindi, tra la lentezza del nostro cervello e la rapidità della quotidianità?

Il mondo corre e l'uomo corre con esso per non restare indietro. "Il tempo è denaro", "il tempo è tiranno" eppure lo è solo per gli adulti. I bambini hanno una concezione del tempo molto più dilatata e ottimista: i bambini conoscono solo il tempo del gioco. E gli anziani? Seguendo il rallentamento delle proprie funzioni biologiche, anche il tempo per gli anziani "rallenta". L'ossessione della fretta è quindi tipica del mondo adulto ma, con l'avvento delle nuove tecnologie, essa si è impadronita anche di quella fetta della popolazione più giovane e più sensibile.

 

Il prof. Maffei rileva che proprio nei giovani il linguaggio fonetico e la scrittura sono diventati più rapidi e sintetici "come se volessero accorciare il tempo". E il mondo corteggia proprio loro, i giovani che hanno un cervello così plastico da poter essere manipolato.

 

"Alla bulimia dei consumi si è associata una grave anoressia delle idee e purtroppo anche dei comportamenti una volta ritenuti civili, morali".

 

Se oggigiorno si assiste a tante scene di bullismo, violenza fisica e psicologica, depressione, suicidi (aumentati del 200% proprio tra i giovani) forse è il momento di chiedersi quali sono le cause di tanta insofferenza.

Il prof Maffei non ha dubbi: spostare la propria esistenza verso il pensiero rapido ci rende vittime del consumismo, prede di un mercato che ci propina prodotti sempre nuovi, sempre alla moda. Le file interminabili di persone che fanno a gara per accaparrarsi l'ultimo gioiello della tecnologia sono immagini di una società che ha perso di vista il baricentro dell'esistenza.

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Ma cosa spinge le persone a incollarsi a uno smartphone piuttosto che dedicarsi a una passeggiata? È sempre e solo la speranza di aggrapparsi al flusso che ci scorre attorno: flusso di notizie, di commenti, di post sui social che rischieremmo di perdere se distratti da altro.

Ed ecco che a tavola si risponde ai messaggi piuttosto che conversare, mentre tablet e smartphone prendono il posto della babysitter, l'auto si parcheggia da sola e la spesa si ordina online. Niente parole, niente contatti.

"Abbiamo perso i contatti umani, il gesto di accarezzare..."

 

"Senza la parola, l'uomo è una grande scimmia"

 

Di questo passo, la tecnologia prenderà il sopravvento (se già non è così), ma oltre gli eventuali scenari che già immaginiamo a livello educativo e sociale, si prospettano conseguenze importanti anche sul nostro cervello.

 

Troppa rapidità per il cervello

Così come l'evoluzione ha spinto l'uomo a sviluppare nel tempo le aree cerebrali dell'emisfero sinistro determinando lo sviluppo del linguaggio e del pensiero lento che sono alla base della socialità, non è escluso che possa verificarsi il contrario.

 

Se siamo inglobati in una realtà che ci chiede di pensare sempre e pensare in fretta, il nostro cervello è costretto a utilizzare maggiormente l'emisfero destro indirizzandoci verso risposte automatiche e rapide. Come accade con l'esercizio muscolare che tonifica e rafforza alcuni muscoli e non altri, così anche il pensiero rapido determina un maggiore sviluppo di alcune aree del cervello e non altre. Se il 90% delle nostre azioni è dirottato dal pensiero rapido, i centri dell'emisfero destro saranno sempre più allenati a discapito di quelli dell'emisfero sinistro.

 

Uomini rapidi dal cervello primitivo

Cosa potrebbe verificarsi a lungo andare? Se la selezione naturale dovesse determinare il successo evolutivo degli "uomini rapidi", il maggiore sviluppo dell'emisfero destro potrebbe essere trasmesso da una generazione all'altra attraverso il DNA. Questo cosa significa? In sostanza vorrebbe dire niente più poesia, contemplazione, riflessione, conversazione fine a se stessa. Eludendo il pesante bagaglio di memoria, dubbi e ragionamenti, l'uomo tornerebbe indietro nel tempo: una scimmia. Certo, una scimmia che sa inviare messaggi su whatsapp, ma pur sempre una scimmia.

 

È chiaro che quest'immagine può farci sorridere, ma lo scopo è quello di alzare i riflettori su scenari che non è possibile escludere.

Se le funzioni cerebrali si spostano per tutti verso le risposte automatiche, il cervello subisce una regressione poiché tende a utilizzare le funzioni più primitive che lo facilitano nella socialità del mondo globalizzato. Questo è il paradosso di oggi:

"la globalizzazione, ultimo traguardo della civiltà, potrebbe produrre un'involuzione cerebrale"

 

Se anche il bambino è sempre più "tecnologico", cosa accade all'anziano?

L'anziano resta fuori. Il settantenne di oggi può anche imparare il funzionamento di base di uno smartphone, ma non potrà mai seguire la rapidità degli eventi. Con la lucidità di un uomo che si vede traghettare oltre il profondo abisso di incomunicabilità che nasce dall'uso degli strumenti tecnologici, l'anziano resta ai margini della società con il suo bagaglio di esperienze ormai inutili, "quella saggezza che la società dei consumi spesso considera decadimento cerebrale".

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Tecnologia e compromessi

In questo contesto, la tragica storia del dott. Faust si inserisce di diritto: dopo una vita dedicata allo studio e alla ricerca con risultati insoddisfacenti, Faust promette la sua anima a Mefistofele in cambio della sapienza, della giovinezza e del piacere immediato. Come sottolinea il prof. Maffei, oggi il mercato promette piacere e felicità in cambio di ciò che assomiglia molto all'anima: i valori della vita.

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Ha dunque conseguenze così negative la tecnologia?

"Lo strumento è utile, non ha nessuna colpa, è l'uso che se ne fa a determinare tutto questo [...] Dire di voler utilizzare il telefonino come strumento di educazione mi preoccupa" afferma il prof. Maffei.

 

La questione è tutta qui. Nessuno può negare gli enormi vantaggi che derivano dall'uso delle nuove tecnologie ma nessuno può negare neanche gli effetti devastanti degli eccessi.

 

In una società dove il cervello sembra essere obsoleto non si può coltivare niente di buono.

 

"Una società che si metta in competizione con la biologia è destinata a perdere".

 

***

 

Link d'acquisto: Elogio della lentezza

 

Sinossi:

Viviamo in un mondo veloce, dove il tempo sembra via via contrarsi: continuamente connessi, chiamati a rispondere in tempi brevi a e-mail, tweet e sms, iper-sollecitati dalle immagini, in una frenesia visiva e cognitiva dai tratti patologici. Dimentichiamo così che il cervello è una macchina lenta e, nel tentativo di imitare le macchine veloci, andiamo incontro a frustrazioni e affanni. Queste pagine esplorano i meccanismi cerebrali che guidano le reazioni rapide dell’organismo umano, di origine sia genetica sia culturale, con un invito a scoprire i vantaggi di una civiltà dedita alla riflessività e al pensiero lento.

 

Autore:

Lamberto Maffei, già direttore dell'Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei e professore emerito di Neurobiologia alla Scuola Normale.

 

 

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