Fisica e medicina, quale affinità? Intervista a Angela Coniglio, fisico medico

La dott.ssa Coniglio, dirigente presso ASL Roma1, rivela la figura del fisico medico, un professionista che lavora dietro le quinte per la nostra salute

Le radiazioni ionizzanti sono, ad oggi, tra gli strumenti più versatili e potenti per la diagnostica medica ma l’opinione pubblica è spesso molto scettica a riguardo, nonostante i numerosi benefici soprattutto nel campo della prevenzione dei tumori. Chi si occupa di valutare il rapporto rischio/beneficio quando ci sottoponiamo a esami radiologici? La dottoressa Angela Coniglio, fisico medico e dirigente presso la ASL Roma1, affronta questo delicato argomento facendo luce sull’importanza di una professione ancora poco nota.

Fisico Medico, una professione di cui si parla poco ma che risulta fondamentale in alcuni ambiti sanitari. Dott.ssa Coniglio, vuole spiegarci di cosa si occupa questa figura?

Il fisico medico si occupa di tutte le applicazioni della fisica in medicina che prevedono l’utilizzo delle radiazioni sia a scopi diagnostici che terapeutici. In particolare, il fisico medico ha la responsabilità di valutare, calcolare, misurare la quantità di radiazioni assorbita dai pazienti che si sottopongono ad esami di radiologia tradizionale (RX e TAC) o a trattamenti di radioterapia per la cura dei tumori. Il fisico medico ha un ruolo molto importante, perché attraverso un’attenta attività di controllo e verifica di tutte le apparecchiature che generano radiazioni, ha le competenze e le conoscenze per assicurare, assieme ad altri professionisti del settore che ogni procedura raggiunga standard elevati di qualità e allo stesso tempo di sicurezza per i pazienti.

Quando si parla di radiazioni ionizzanti c'è sempre un campanello d'allarme che risuona nella nostra mente: perché, secondo lei, questo argomento genera tanta preoccupazione?

Credo che culturalmente siamo più portati ad associare le radiazioni ionizzanti all’utilizzo malevolo che l’uomo ne fa, come ad esempio la costruzione delle armi nucleari o la gestione illegale dei rifiuti radioattivi. Probabilmente anche il grave incidente di Cernobyl ha contribuito a generare molta preoccupazione a causa delle terribili conseguenze, ambientali e sanitarie, che purtroppo ha provocato. Dovremmo cercare di accettare che questi aspetti rappresentano solo un lato della medaglia. Soprattutto nell’ambito della tutela della salute, l’impiego delle radiazioni apporta enormi benefici, permette di effettuare diagnosi sempre più precoci e curare i tumori. D’altronde ogni indagine o terapia ha di per sé un rischio ma se confrontato con il beneficio che essa apporta non bisognerebbe avere dubbi o paure.

La buona divulgazione scientifica può contribuire ad abbattere i pregiudizi nei confronti degli esami radiologici: può fornirci un'analisi concisa dei rischi e dei benefici nell'uso delle radiazioni ionizzanti?

Le conoscenze, gli strumenti e l’innovazione tecnologica che ad oggi abbiamo per il controllo e la verifica delle esposizioni alle radiazioni nell’ambito diagnostico sono tali per cui il rischio associabile a tali procedure è davvero minimo rispetto al beneficio. La quantità di radiazioni, tecnicamente chiamata “dose”, che i pazienti ricevono durante un’indagine radiologica è molto molto bassa. Basti pensare che la dose ricevuta per un esame RX all’addome o per una scintigrafia tiroidea o per una TAC al cranio è confrontabile alla dose che ogni anno riceviamo dalla radiazione di fondo, la radiazione alla quale naturalmente siamo sottoposti, proveniente dal suolo e dal cosmo, e con la quale ci siamo evoluti. O ancora, si pensi ad esempio allo screening mammografico, una procedura diagnostica di grande importanza per la lotta al tumore al seno. È ampiamente dimostrato infatti che una diagnosi precoce aumenta considerevolmente le possibilità di cura di questa malattia.

Consultando la pagina della nostra Associazione Italiana di Fisica Medica, l’AIFM, www.fisicamedica.it, è possibile trovare molte risposte alle domande più frequenti che ci vengono poste dai pazienti. Vorrei inoltre invitare chiunque avesse dei dubbi prima o durante l’esecuzione di una indagine diagnostica a consultare il medico radiologo per ricevere tutte le informazioni necessarie.

Nella sua professione ritiene ci sia equità di genere? Quali difficoltà può incontrare una donna – se ve ne sono – nell'ambito della fisica medica?

La fisica medica in realtà è una disciplina con una discreta quota rosa. Personalmente non posso dire di aver ricevuto mai discriminazioni in questo ambito specifico, soprattutto nell’attività associativa, sono infatti un membro del comitato per la radioprotezione, partecipo come docente a numerosi corsi di formazione, a congressi come relatore a invito e a tante altre attività. Devo dire però, che in uno degli ultimi corsi on line in materia di radioprotezione in effetti ho notato una predominanza di relatori uomini! Scherzi a parte, ciò che posso dire, secondo la mia esperienza, è che le maggiori difficoltà in questo senso le incontro quotidianamente e riguardano principalmente l’essere una donna di scienza e, a peggiorare le cose, con un ruolo dirigenziale. Non ho mai ben capito perché la donna di scienza, nell’immaginario collettivo, debba essere molto simile a un topo da laboratorio e se poi è un dirigente non dovrebbe avere modi neanche troppo educati, potrebbe diventare tutto a un tratto una incapace o, alla meglio, una semplice collega anziché un capo. C’è anche un altro aspetto da considerare: il tempo che una donna generalmente vorrebbe dedicare alla famiglia. A volte voler sostenere una professione ad un discreto livello risulta incompatibile con le esigenze famigliari. Spesso ci troviamo a dover fare una scelta, e questo credo che accada solo nelle società di fatto poco emancipate.

Che tipo di formazione bisogna seguire per diventare fisico medico? Che consiglio darebbe a chi volesse avvicinarsi a questa professione?

Un fisico medico è un laureato in fisica (laurea magistrale), che possiede una specializzazione in fisica medica, titolo che si ottiene frequentando una scuola universitaria di specializzazione post laurea, della durata di 3 anni (alla mia epoca erano 4) e durante la quale sono previsti esami e un tirocinio da svolgere in una struttura ospedaliera. Ai giovani che volessero avvicinarsi a questo mestiere posso dire che il percorso di studi è lungo, sono almeno 8 anni, e che l’ambiente ospedaliero, per un laureato in fisica, potrebbe non essere a volte favorevole. Il naturale sbocco per un fisico infatti è rappresentato dagli ambienti universitari e di ricerca, nei quali un fisico ha un ruolo sicuramente centrale e trainante. In un ospedale bisogna sapersi rapportare con molti altri professionisti che tra l’altro hanno una formazione diversa e ai quali l’approccio così metodologico e rigoroso di un fisico spesso lo fa sembrare come una sorta di idealista visionario. Ma vi posso assicurare che invece il bello di questo lavoro, che io svolgo con passione da 14 anni, è proprio quello di potersi confrontare con persone e culture diverse, di potersi occupare di molti aspetti non propri della fisica come quelli normativi o di sicurezza.

Personalmente trovo molta soddisfazione quando colleghi medici, inizialmente scettici nei confronti dell’approccio metodologico tipico di un fisico, devono poi riconoscere che in alcuni contesti è invece molto utile per migliorare la loro attività di routine. Credo infine che poter mettere la scienza al servizio della salute è un grande dono per chi lo fa e per chi lo riceve.

Parliamo della fisica, una materia ostica per molti, appassionante per pochi. Come la descriverebbe per far emergere tutto il suo fascino e invogliare i giovani ad affacciarsi a questo ambito per un futuro professionale?

È vero, studiare fisica non è un percorso semplice. Sarei ipocrita a dire diversamente. È una passione, a volte tramandata, a volte coltivata. Potrei invogliare i giovani ricordandogli che le materie scientifiche possono garantire numerosi sbocchi lavorativi o che studiare fisica ci rende profondi conoscitori dei segreti dell’universo, della vita, della tecnologia. Ma il sacrificio necessario a conseguire l’obiettivo è tale per cui solo una passione intima e sincera per questa materia dovrebbe spingere i giovani a studiarla.

Come madre, ritiene che il sistema educativo italiano fornisca supporto e spazio alle discipline STEM nella scuola? Che tipo di approccio formativo dovrebbe mostrare la scuola secondo lei?

Conosco il sistema educativo delle scuole semplicemente come mamma di un bambino che frequenta le elementari e posso dire, dai compiti che gli vedo svolgere, che il livello di competenze a lui richiesto nelle discipline scientifiche è davvero elevato. Credo che nonostante denigrare il sistema paese sia oramai uno sport nazionale, ad oggi mi sento di dire che i professionisti che operano in settori come quello della sanità e dell’istruzione appunto, dimostrano una grande dedizione date le difficoltà che devono quotidianamente affrontare legate all’organizzazione, alla mancanza di personale, di attrezzature. Io credo che insegnare una disciplina STEM, soprattutto ai più piccoli, significhi in primis dover insegnare il metodo scientifico, che inizia dal saper formulare un’ipotesi, elaborare una tesi e servirsi della matematica come strumento di lettura delle leggi della natura.

Quale messaggio le piacerebbe trasmettere alle nuove generazioni?

Studiare, studiare, studiare. E se dovessero scegliere di studiare fisica o qualsiasi altra facoltà scientifica vorrei dire loro che la scienza stimola le idee e la creatività che sono alla base del progresso. La scienza di base non ha vincoli di profitto, stimola il genio dell'uomo ed è una delle espressioni più alte dell'essere umano come essere pensante. Dante scriveva “nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza”. Per cui, che altro dire, buona fortuna a tutti e buono studio!

Ringrazio la dottoressa Angela Coniglio per la sua disponibilità a rispondere alle domande di Sapere&Potere. Per saperne di più, vi consiglio il profilo Instagram Lasignoraconiglio, una pagina in cui perfino la fisica diventa divertente!

(a cura di Caterina Stile)

La dottoressa Angela Coniglio è laureata in fisica e specializzata in fisica medica. Ha lavorato come ricercatrice presso il centro ricerche ENEA di Frascati ed ELETTRA Sincrotrone Trieste. Lavora da 13 anni nelle aziende sanitarie come fisico medico e attualmente è dirigente presso la ASL Roma 1. Gli studi, le ricerche e l'attività professionale hanno riguardato la fisica delle radiazioni, degli acceleratori di particelle, dei sistemi laser ad impulsi ultra brevi, della risonanza magnetica applicata alla medicina.

Svolge da molti anni attività di docenza in numerosi corsi di formazione e universitari ed è coautrice di due libri di testo in materia di radioprotezione, Radioprotezione di base e Radioprotezione avanzata, editi da CISU.

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