scienza e fede: il conflitto è nel cervello

Scienza e religione: è davvero necessario scegliere? La ricerca spiega cosa accade nel nostro cervello quando scienza e fede si oppongono l'una all'altra.

Le domande che da sempre tormentano l'uomo sull'origine del mondo e della vita sono, a distanza di millenni, quesiti ancora irrisolti. Barricate agli antipodi di un sapere che è ben lontano dal rappresentare una certezza, scienza e religione si contendono il consenso umano a colpi di ricerche e scomuniche. Ma da dove nasce il conflitto?

In presenza del conflitto tra religione e scienza, nel cervello si oppongono due reti neurali

Per analizzare il rapporto tra scienza e fede, Tony Jack, docente di filosofia alla Case Western Reserve University (Ohio), ha guidato una serie di esperimenti concentrandosi sul comportamento umano in materia religioso-scientifica. In particolare, lo studio ha focalizzato la sua attenzione sull'attività cerebrale attraverso l'utilizzo della risonanza magnetica funzionale.

Le indagini hanno permesso di individuare nel cervello umano due distinte reti di neuroni: una analitica che ci permette di pensare in maniera critica e l'altra sociale che ci rende capaci di provare empatia.

Si tratta di complesse reti di comunicazioni tra i neuroni che, secondo il professor Jack, si inibiscono a vicenda quando siamo di fronte a un conflitto.

Nel momento in cui crediamo fermamente che Dio ha creato l'Universo e l'uomo senza porci troppe domande, nel nostro cervello è attiva la rete neurale sociale che ci rende persone molto empatiche e più propense a interagire con il prossimo.

Al contrario, se l'unico nostro dio è la scienza fatta di prove concrete e riproducibili, la rete analitica cerebrale diventa predominante e inibisce quella opposta convincendoci a rinnegare tutto ciò che è accettato solo per fede.

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Credere solo alla scienza o alla religione è controproducente

La vera lotta tra fede e religione sembra quindi avere una radice molto profonda dentro noi stessi e d'altro canto, stando così le cose, potremmo credere che non ci sarà mai una risoluzione del dilemma.

Ma esiste davvero un conflitto tra scienza e religione?

La domanda è un po' provocatoria e, sebbene gli scienziati siano i primi a basare i propri metodi di analisi solo su ciò che è provato e riproducibile, sono proprio loro a risolvere l'enigma: considerare fede e scienza agli estremi opposti della conoscenza umana è controproducente. Vediamo perché.

Credere nel soprannaturale mettendo da parte il pensiero analitico ci aiuta a essere più aperti alla comprensione emotiva e sociale ma, se condotto all'estremo, tale atteggiamento sospende (e offende) le nostre capacità cerebrali.

Rinnegare qualsiasi tipo di credenza religiosa compromette la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri. L'empatia è un aspetto fondamentale della cosiddetta intelligenza emotiva, caratteristica che rende alcuni leader più competenti e persuasivi.

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Scienza e fede non sono agli antipodi

Alla luce di tali evidenze, gli scienziati sostengono dunque che l'uomo sia destinato a integrare entrambi i processi cognitivi che, pur opponendosi l'uno all'altro sul piano funzionale, non si escludono su quello comportamentale.

Del resto, scienza e fede non sono poi così distanti: dove l'una può dare spiegazioni di fenomeni sorprendenti, l'altra può promuovere la creatività scientifica. Non è un caso, forse, che il 90% degli scienziati insigniti del premio Nobel nell'ultimo secolo sia rappresentato da credenti.

E chissà che non sia proprio la scienza un giorno a dimostrare che Dio esiste!

L'uomo incontra Dio dietro ogni porta che la scienza riesce ad aprire (Albert Einstein).

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