quanto saremo intelligenti da vecchi

L’invecchiamento cerebrale si combatte in anticipo: sin da bambini è possibile potenziare il cervello aumentando lo spessore della corteccia cerebrale.

La corteccia cerebrale è la parte più superficiale del cervello ed è responsabile di alcune importanti funzioni che ci rendono unici nel regno animale. Oltre ad analizzare le informazioni che arrivano dal mondo esterno sotto forma di stimoli sensoriali, la corteccia cerebrale decide anche quali movimenti far svolgere al nostro corpo e coordina le facoltà superiori come linguaggio e pensiero.

Il dato davvero interessante che riguarda la corteccia cerebrale (ma anche l’intero sistema nervoso) è stato confermato da diverse ricerche: lo spessore della corteccia cerebrale aumenta se si cresce in un ambiente stimolante.

Questa relazione diventa particolarmente interessante se si considerano i risultati di autorevoli studi che dimostrano negli anziani una relazione tra lo spessore della corteccia cerebrale e il normale declino cognitivo: i soggetti che dopo una certa età mantengono un buon controllo delle capacità intellettive sono contraddistinti da un maggiore spessore della corteccia cerebrale.

È quindi possibile rallentare il declino cognitivo legato all’età tenendo il cervello in forma per tutta la vita? E quali attività possono avere un impatto maggiore?

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L’invecchiamento cerebrale dipende da quanto si apprende da bambini

I ricercatori della McGill University in collaborazione con l’Università di Edimburgo hanno portato a termine uno studio su quasi 600 persone sottoposte a test di intelligenza e scansione cerebrale.

Le indagini, condotte sugli stessi soggetti a 11 e a 70 anni, hanno evidenziato che le abilità cognitive acquisite durante l’infanzia contribuiscono per il 70% all’associazione tra spessore della corteccia cerebrale e capacità intellettive in tarda età.

Gli autori dell’articolo, apparso sulla rivista Molecular Psychiatry, sottolineano che questa associazione potrebbe essere in realtà il risultato di un’interazione reciproca e dinamica che dura tutta la vita.

Infatti stimolando la curiosità e l’apprendimento nei bambini si fa in modo da aumentare in loro lo spessore della corteccia cerebrale. Un maggiore spessore di questa componente, d’altro canto, può rendere i bambini più propensi a impegnarsi in attività stimolanti e ciò influisce di nuovo sullo sviluppo della corteccia cerebrale.

Si tratta dunque di un circolo vizioso capace di migliorare le capacità intellettive e contrastare l’invecchiamento cerebrale e il declino cognitivo.

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Allenare il cervello rallenta l’invecchiamento (a ogni età)

Stimolare il cervello dei bambini equivale quindi a proteggerli da un invecchiamento cerebrale precoce quando saranno anziani, ma la scienza rivela che non è mai troppo tardi per tenere sveglio il cervello.

La conferma arriva dall’Università di Chicago da uno studio che ha analizzato test di memoria e pensiero eseguiti da 294 anziani ogni anno per sei anni. I volontari hanno anche dovuto rispondere a un questionario per indicare quanto tempo hanno dedicato da piccoli, da adolescenti, da adulti e da anziani alla lettura di libri, alla scrittura e in generale ad attività che stimolano il cervello.

I risultati hanno messo in evidenza una diminuzione del 15% nell’invecchiamento cerebrale in quei soggetti che durante la vita si sono impegnati in attività stimolanti.

Anche dopo una certa età, dedicarsi a lettura, scrittura, enigmistica o magari ai compiti dei nipotini ha il suo impatto: il tasso di declino cognitivo di chi mantiene un’attività mentale frequente è ridotto del 32% rispetto alla media, per chi invece su questo aspetto si lascia andare la perdita di lucidità aumenta del 48% .

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I numeri non lasciano scampo. Sebbene siano molti gli aspetti da non trascurare per mantenere un buon livello di benessere generale dell’organismo a ogni età (controllo del peso e dei valori ematici, dieta sana, attività fisica, equilibrio psicologico), l’impegno mentale non deve essere sottovalutato. In fondo è proprio il cervello la base operativa del nostro organismo e come il motore di un’auto ha bisogno che l’auto stessa mantenga buone prestazioni per potersi esprimere, così anche l’auto migliore ha bisogno di un buon motore per essere al massimo. E a volte basta davvero poco.

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