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CURIOSITÀ

TUTTO QUELLO CHE NON SAI SUL CIOCCOLATO

tutto quello che non sai sul cioccolato

 

Alcuni riescono a resistere, altri si concedono un piccolo strappo alla regola, ma i più cedono di fronte a una torta al cioccolato con crema al cioccolato e glassa al cioccolato. E non appena il gusto è appagato saltano fuori i sensi di colpa. Eppure gli studiosi smentiscono la cattiva fama che il cioccolato si porta dietro da sempre sottolineando alcuni aspetti positivi legati al consumo di questo alimento.

 

È noto che il cioccolato fondente sia preferibile rispetto ad altri tipologie ma non tutti sanno che, soddisfacendo il palato, introduciamo nel nostro organismo fibre (utilissime nella dieta), magnesio (coenzima che prende parte a importanti funzioni metaboliche) e antiossidanti (le molecole “magiche” che contrastano l’invecchiamento). Cose da poco però se paragonate ai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Neurology secondo il quale individui anziani che hanno bevuto due tazze di cioccolato al giorno per trenta giorni consecutivi hanno mostrato un incremento del flusso sanguigno al cervello (+8,3%) correlato a migliori risultati su test di memoria e comprensione. Solo due tazze di cioccolato al giorno per mantenere il cervello più sano e il pensiero più acuto.

 

Altri studi sottolineano inoltre un beneficio per il cuore perché è stato dimostrato che il consumo quotidiano di cioccolato riduce l’incidenza di infarto in alcuni pazienti ad alto rischio. Gli effetti cardioprotettivi sono attribuiti ai polifenoli, una categoria di antiossidanti che diminuisce la pressione arteriosa.

 

Secondo altri studi il cioccolato ha un’influenza positiva sull’umore e riduce i sintomi depressivi oltre a stimolare il desiderio sessuale.

 

Un’altra ricerca fa invece crollare un mito legato a questo prezioso alimento: il cioccolato fa dimagrire. Naturalmente in questo caso parliamo del cioccolato nobile – quello fondente – che sembra associato a un indice di massa corporea minore negli individui che ne mangiano per almeno cinque giorni a settimana. Probabilmente questo effetto è legato anche al potere di controllo dell’appetito che il cioccolato possiede in virtù della presenza di fibre.

 

I problemi sorgono quando il consumo è eccessivo e relativo ad altre tipologie di cioccolato (bianco, al latte, con farciture varie) che spianano la strada all’aumento di peso.

 

Attenti però. Secondo i ricercatori dell’Università del Michigan, anche nel caso del cioccolato si può parlare di una vera e propria dipendenza non dissimile, nei meccanismi, dalla tossicodipendenza. Uno studio condotto sui topi, infatti, ha mostrato che durante il consumo di cioccolato aumenta la concetrazione del neurotrasmettitore encefalina in una regione del cervello chiamata neostriato. Il neostriato è la stessa struttura cerebrale che si attiva quando le persone obese vedono il cibo o i tossicodipendenti guardano scene di droga. Le encefaline e altri messaggeri simili non ci fanno piacere di più il cioccolato, ma aumentano il desiderio e l’impulso di mangiarli. Com’è ovvio non bisogna fare confusione: in questo caso si parla delle reazioni biologiche coinvolte, ma i tipi di dipendenza non sono sullo stesso piano. Il cioccolato ha i suoi benefici se consumato con moderazione, le droghe no.

 

Cosa fare quindi, cedere alla tentazione spinti dai benefici del consumo di cioccolato dando poi la colpa all’encefalina perché non siamo in grado di contenerci? La risposta, come sempre in casi di questo genere, è il buonsenso.

 

 

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