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I segreti del baby-talk

I SEGRETI DEL BABY-TALK

 

Nei primi mesi di vita di ogni bambino si apre un mondo intero da conoscere ed esplorare, una rosa di individui con i quali interagire attraverso il contatto fisico e il linguaggio. I piccoli eroi si danno subito da fare imparando attraverso l'imitazione a raggiungere abilità anche complesse in poco tempo: riconoscere le persone e associarle alle voci, imparare la gestualità, la coordinazione e il movimento, interpretare le prime forme di comunicazione sono solo alcune delle difficoltà che i più piccoli superano con una naturalezza sorprendente arrivando a livelli di apprendimento che fino a 6-7 anni sono addirittura superiori a quelli degli adulti.

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Apprendere il linguaggio è un compito complesso

Ogni fase segue il suo corso e il linguaggio non è la prima abilità a essere sviluppata. Secondo la professoressa Linda Polka, docente alla McGill University (Canada), imparare a parlare è un compito complesso che richiede molto tempo per gestire i movimenti delle labbra e i suoni prodotti dalle corde vocali. Per questo motivo i bambini di solito cominciano a esercitarsi nei vocalizzi quando sono da soli, cioè quando non sono distratti da interazioni o contatti visivi con gli altri che, nel loro piccolo mondo, sono assolutamente prioritari.

 

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Il miglior linguaggio per i bambini? Quello dei coetanei.

Un aspetto curioso del baby-talk è che sembra lasciare ai margini gli adulti: secondo uno studio condotto dalla prof. Polka, i bambini di sei mesi sono maggiormente attratti dai "discorsi" dei coetanei piuttosto che da quelli degli adulti.

I suoni vocali ripetuti da un bambino attirano l'attenzione dei più piccoli per più tempo (fino al 40% in più) rispetto agli stessi suoni ripetuti da una voce adulta. Non solo: molti bambini sottoposti allo studio hanno ascoltato la voce adulta con indifferenza mentre hanno mostrato un maggior coinvolgimento alla voce infantile con sorrisi e movimenti delle labbra. Secondo la prof. Polka, si tratta di chiari segnali di interazione che contribuiscono al processo di apprendimento del linguaggio. Riconoscendo infatti la voce come simile alla propria, i bambini si sentono in qualche modo incoraggiati a imitare i suoni prodotti, si rendono cioè conto che si tratta di qualcosa che è alla loro portata al contrario di ciò che invece è detto dai "grandi".

 

Apprendimento delle parole: meglio le sillabe ripetute

Questo preclude ogni tentativo di interazione tra adulti e bambini? Assolutamente no. Diversi studi dimostrano che i bambini imparano per imitazione e spesso sono proprio gli adulti più vicini a essere i soggetti privilegiati per la loro osservazione.

Come superare però la barriera di comunicazione? I gesti e il contatto fisico fanno la loro parte ma, per il momento in cui il linguaggio diventa una necessità impellente per un'interazione più profonda, gli esperti intervengono con i loro consigli: un trucco molto affidabile sembra essere quello di usare parole che abbiano sillabe ripetute come "ciuf-ciuf" al posto di "trenino".

 

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Che i bambini preferiscano un vocabolario ricco di suoni ripetuti, soprattutto onomatopeici, è cosa risaputa ma perché è tanto importante lo rivela una ricerca proveniente dall'Università di Edimburgo dove il prof. Mitsuhiko Ota ha eseguito test visivi e di attenzione su bambini di 18 mesi per osservare la reazione di fronte a parole con sillabe ripetute e parole con sillabe diverse.

Le registrazioni dei movimenti oculari hanno evidenziato che i bambini restano più tempo a osservare le immagini associate a parole con sillabe ripetute: durante l'esperimento infatti, se sullo schermo davanti a loro erano visualizzate due immagini di un treno, i bambini si concentravano maggiormente su quella chiamata "ciuf-ciuf" anziché su quella chiamata "trenino".

 

"Ciò spiega perché nelle diverse culture del mondo i primi tentativi di comunicazione con i più piccoli sono ricchi di parole con sillabe ripetute" spiega il prof. Ota.

 

Parole importanti come "mamma" e "papà" sono infatti costituite da sillabe ripetute (ad esempio mamàn in francese, mamà in spagnolo e greco, mama in molte lingue tra cui russo e olandese, mamma nei paesi scandinavi oltre che in italiano, mami in albanese) a riprova del fatto che la scienza esplora e cerca risposte a domande a cui spesso il genere umano ha già risposto con l'istinto.

 

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