Sindrome da bambino scosso: gravi danni ai neonati

La Sindrome del bambino scosso (Shaken Baby Syndrome) identifica gravi danni neurologici e perfino morte causati da scuotimento energico dei neonati.

Indice

Sindrome del bambino scosso: le cause

Quando preoccuparsi: i sintomi

Fattori di rischio

Per i genitori, i primi mesi di vita del proprio bambino sono i più di difficili da affrontare: cambiano i ritmi quotidiani, nascono esigenze nuove a cui far fronte e spesso la stanchezza e la paura di sbagliare possono portare all'esasperazione. Chi ne fa le spese a volte è proprio il neonato che, con il suo pianto incontrollabile, mette a dura prova la pazienza di mamma e papà.

È importante rispondere nel modo giusto ai bisogni del neonato: in caso contrario, un semplice gesto dettato da impulso o mancanza di autocontrollo può mettere a rischio la vita del bambino.

Non è necessario pensare a gesti estremi: il semplice scuotimento del neonato, se eseguito in maniera troppo energica, può arrecare danni irreparabili al cervello.

Si chiama Shaken Baby Syndrome o sindrome del bambino scosso, è stata segnalata per la prima volta nel 1946 ma riconosciuta ufficialmente solo venti anni dopo. Non è semplice da diagnosticare poiché i gravi danni sono racchiusi nella piccola e fragile scatola cranica del neonato e le implicazioni giuridiche di una simile diagnosi sono tutt'altro che innocue.

Sindrome del bambino scosso: le cause

La maggior parte dei casi di Sindrome del bambino scosso si verificano nel periodo di vita compreso tra due settimane e sei mesi.

In questa fase il capo del neonato ha un volume e un peso maggiore rispetto al resto del corpo in contrasto con un'ipotonia (riduzione del tono muscolare) dei muscoli del collo che sono responsabili del "ciondolamento" della testa. Inoltre il cervello è immaturo e fragile e ricco di contenuto acquoso.

A causa di queste caratteristiche fisiologiche, lo scuotimento energico di un neonato provoca una serie di oscillazioni del capo che sono responsabili di un trauma dell'encefalo che urta contro la scatola cranica. I capillari e i vasi sanguigni si rompono causando emorragie cerebrali (subdurali e subaracnoidee) e retiniche.

A livello del collo passano inoltre importanti fibre nervose che possono essere lesionate durante i movimenti acceleratori e deceleratori di uno scuotimento violento anche di pochi secondi.

Scuotere in maniera violenta un neonato comporta sempre danni neurologici gravi e irreparabili: secondo i dati della Società Italiana di Neonatologia, nel 70% dei casi si manifestano disabilità motorie e fisiche, cecità (per emorragia retinica), problemi uditivi, epilessia, ritardo mentale, disturbi del linguaggio, dell'attenzione, della memoria e quindi dell'apprendimento. Nel 30% dei casi il neonato non sopravvive.

Quando preoccuparsi? I sintomi della sindrome da bambino scosso

Il bambino non va scosso, mai.

Dalle confessioni reticenti di genitori che hanno agitato energicamente i propri figli nei primi mesi di vita è emerso che basta scuotere un neonato 3-4 volte al secondo da 4 a 20 secondi perché si verifichino conseguenze gravi.

Nei casi in cui dovesse verificarsi un evento di questo genere, è indispensabile monitorare le condizioni del neonato. Già dopo pochi secondi è infatti possibile che si manifestino segnali allarmanti: vomito, inappetenza, difficoltà di suzione/deglutizione, irritabilità eccessiva, sonnolenza, rigidità nella postura, febbre, difficoltà respiratorie, convulsioni, arresto cardio-respiratorio e coma sono tra i sintomi strettamente correlati alla sindrome del bambino scosso.

Sindrome del bambino scosso: i fattori di rischio

I momenti di stanchezza e cedimento fanno parte della routine di ogni genitore soprattutto nelle prime settimane di vita del bambino. Nessuno di questi fattori può però giustificare un comportamento che provochi danni irreparabili al bambino.

La maggior parte dei casi di sindrome da bambino scosso delineano un quadro familiare carente: genitori giovani, basso livello di istruzione, disoccupazione, violenza domestica, abuso di alcool o sostanze stupefacenti.

Non bisogna però sottovalutare che lo scuotimento dei bambini può verificarsi anche fuori da situazioni violente: il gioco diffuso di "lanciare in aria" il bambino può allo stesso modo provocare gravi danni neurologici.

Il pianto è l'unico modo che ha il bambino per richiamare l'attenzione su un bisogno o una necessità: non è un capriccio, né la volontà di mettere alla prova le capacità intuitive di un genitore. È importante rispondere nella maniera appropriata, cercando di riconoscere la causa del malassere e tranquillizzarlo. A volte basta spogliare il bambino e appoggiarlo a sé: farlo sentire protetto e al sicuro, spesso, è la cura migliore perché cresca sano e felice.

Per maggiori informazioni, in questo video i consigli del Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca.

La campagna "Non scuoterlo" è promossa da Terre des hommes con il patrocinio SIN, Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Pubblicità Progresso.

(Caterina Stile)

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