Istinto: quanto ci influenza

 Reagire d'istinto è una prerogativa dei bambini: di fronte al torto di un coetaneo o alle ramanzine dei genitori è facile imbattersi in schiaffi e spintoni o giocattoli scaraventati contro il muro. Crescendo aumentano i nostri limiti e scene di questo tipo diventano sempre più rare fino a quando, superata l'adolescenza, ognuno di noi è in grado di fermarsi prima di alzare le mani su qualcun altro: contro genitori, capo, fratelli o sorelle, amici e partner spesso ci si limita a sfoghi di parole o espressioni che manifestano in maniera più o meno colorita le nostre opinioni.

Quello che però accade dentro di noi, la reazione a sentimenti o emozioni come l'amore e la paura, non è sotto il nostro diretto controllo. Un modo semplice e divertente per capire le emozioni è guardare insieme ai più piccoli il film d'animazione Inside out (e magari prima leggere qui per poter rispondere alle loro domande!)

 

Siamo capaci quindi di fermarci prima di schiaffeggiare nostro figlio (reazione che andrebbe evitata sempre) ma non di annullare quella sensazione di stretta allo stomaco quando un'emozione troppo forte ci coinvolge. Si tratta in entrambi i casi di reazioni istintive gestite però diversamente dal nostro sistema nervoso.

Guardiamo nel cervello: dove nasce l'istinto

I ricercatori dell' EMBL (European Molecular Biology Laboratory) sono arrivati a capo di queste differenze comportamentali attraverso la scoperta di una connessione nervosa che parte dalla corteccia prefrontale e arriva in una particolare regione del tronco encefalico.

 

La corteccia prefrontale si trova nella parte anteriore del cervello (all'incirca a livello della fronte) e controlla le funzioni cognitive superiori come linguaggio, pensiero, ragionamento – in pratica ciò che ci distingue maggiormente dagli altri animali.

Il tronco encefalico è una regione del sistema nervoso che collega il cervello al midollo spinale (si trova alla base del cervello) e interviene in diversi processi tra cui la regolazione dell'istinto.

 

Il gruppo di ricerca guidato dal dott. Cornelius Gross ha scoperto che esiste una connessione diretta tra queste due aree del sistema nervoso e i test eseguiti su topi hanno confermato il ruolo di questa connessione nel controllo dell'istinto.

 

I topi sottoposti allo studio sono stati lasciati a interagire per diverso tempo con topi più forti dai quali venivano sistematicamente sconfitti, una sorta di "bullismo murino". Nelle vittime, che mostravano chiari segnali di paura, è stato riscontrato che la connessione corteccia-tronco risultava molto più indebolita del normale.

I ricercatori sono intervenuti quindi in maniera inversa: con uno specifico farmaco hanno bloccato la connessione corteccia-tronco in alcuni topi che si sono poi mostrati deboli e vittime dei topi più forti.

Emozioni e istinto

Le scoperte di questo studio forniscono un'evidenza anatomica non solo al controllo degli istinti comportamentali, ma anche all'assenza di controllo su quelli emotivi. La connessione corteccia-tronco, infatti, non attraversa l'ipotalamo, che è la struttura cerebrale maggiormente coinvolta nella regolazione di emozioni e sentimenti, per cui non siamo in grado di fermare la paura o la felicità.

 

In effetti corteccia prefrontale e ipotalamo non sono del tutto isolati e la loro comunicazione interviene nel regolare le reazioni programmate in seguito a sensazioni emotive (ad esempio la fuga di fronte a un pericolo), quando però si ragiona poco e si agisce d'impulso l'ipotalamo non ha colpa.

Uomini e donne: l'istinto cambia

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