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Testa o cuore: tu da che parte stai?

testa o cuore. tu da che parte stai?

 Nella vita di tutti i giorni di fronte a scelte banali o grandi decisioni, testa e cuore sono quasi sempre agli antipodi. Scegliere se farsi guidare dalla testa o dal cuore non è affatto semplice e spesso ci si trova in balia di dubbi che oscillano tra il senso del dovere e le proprie esigenze emotive. Ma esiste in noi una tendenza che fa pendere il nostro modo di vivere verso la razionalità o la spontaneità?

 

La distinzione tra brain-person (persone maggiormente influenzate dalla testa) e heart-person (persone influenzate dal cuore) non è puramente soggettiva: alcuni ricercatori della Rice University e della Columbia University, esperti negli ambiti di gestione e commercio, sono riusciti a individuare differenze sostanziali nel carattere e nel comportamento delle persone in base alla sede in cui localizzano il proprio sé.

Self-construal: come capire se in noi prevale la testa o il cuore

Ogni individuo è caratterizzato da un self-construal ovvero la percezione che ognuno ha riguardo i propri pensieri, sentimenti e azioni in rapporto agli altri: c’è chi considera se stesso un tipo socievole, chi si sente onesto o disonesto, chi crede di avere un’intelligenza superiore alla norma e chi invece pensa di non essere mai all’altezza degli altri.

 

In base alla percezione che ognuno ha di sé, gli studiosi individuano soggetti che hanno un self-construal indipendente (o individualista) e altri con self-construal interdipendente (o collettivista).

 

Qual è la differenza?

Le persone caratterizzate da self-construal indipendente mostrano maggiore autonomia, autostima e decisione e tendono ad avere pensieri, conversazioni e atteggiamenti concettualmente legati al cervello (brain-person).

Le persone con self-construal interdipendente sono contraddistinte da adattamento all’ambiente fisico e sociale, dipendenza e migliori capacità relazionali. Nei discorsi e nei comportamenti riescono sempre a inserire qualcosa che abbia a che fare con il cuore (heart-person)

Testa o cuore: chi guida le scelte?

L’analisi guidata dagli esperti americani è stata condotta per valutare se la localizzazione del sé può in qualche modo influenzare i processi psicologici e la capacità di prendere decisioni.

 

Una persona che considera di avere un self-construal indipendente prende decisioni diverse rispetto a chi si ritiene dotato di self-construal interdipendente?

 

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno eseguito ben otto diverse indagini su individui tra i venti e i quarant’anni, americani e indiani, uomini e donne e hanno messo in evidenza importanti aspetti riassumibili in due punti:

 

la maggior parte delle persone tende a localizzare il proprio sé nel cervello, ma la scelta è preponderante negli uomini rispetto alle donne e negli Americani rispetto agli Indiani (questi ultimi vivono in gruppi caratterizzati da self-construal interdipendente preponderante).

la scelta della sede del sé influenza i giudizi riguardo a questioni sociali come la definizione legale di morte e la legislazione in tema di aborto (esempi di dibattiti utilizzati per lo studio).

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Pubblicità e mercato strumentalizzano il potere del cuore e quello del cervello

Nell’ultimo degli otto test eseguiti, i ricercatori hanno chiesto a ogni individuo di scrivere due lettere per fare una donazione (di importo a scelta) a un’associazione per il morbo di Alzheimer e a un’associazione che si occupa di disturbi cardiaci. Dai risultati è emerso che coloro che localizzavano il proprio sé nel cervello donavano in favore dell’associazione per l’Alzheimer più del doppio della cifra che erano disposti a rilasciare per la ricerca sui disturbi cardiaci. L’esatto contrario si è verificato per coloro che pongono il proprio sé nel cuore.

 

È dimostrato, quindi, che la percezione che si ha di se stessi influenza in maniera piuttosto evidente i processi psicologici e di decision-making.

Dal punto di vista politico, economico e imprenditoriale ciò può essere particolarmente importante perché, secondo gli esperti, perfino la pubblicità di prodotti commerciali può avere un impatto diverso sulle persone. Ad esempio, uno slogan che richiama il cervello (“È il tuo cervello a chiederlo!”) farà molta più presa sulle persone che localizzano il sé appunto nel cervello, mentre lo stesso slogan, se riferito al cuore, farà leva su altri destinatari.

Questione di punti di vista.

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