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Preoccuparsi fa bene alla salute

Preoccuparsi fa bene alla salute

Una buona dose di preoccupazione ci rende attenti alla salute, mitiga le emozioni negative e migliora il successo in ambito lavorativo e scolastico.

 Nella vita frenetica che conduciamo oggi, internet si impone come tassello fondamentale per la soluzione di qualsiasi problema. Dal menù della giornata agli orari di apertura degli uffici, dalle indicazioni stradali ai consigli per lo shopping, dai consulti medici agli investimenti finanziari, basta digitare la propria domanda e l'esperto si mette in azione. Ma è davvero un bene avere tutto e subito senza più preoccuparsi di nulla?

 

Una buona dose di preoccupazione quotidiana ci aiuta a vivere meglio, parola di esperti.

Nel suo articolo "The upside of worry", Kate Sweeny, docente di Psicologia alla California University, spiega che preoccuparsi senza eccessi può avere importanti effetti positivi.

Preoccuparsi per la salute

Quando la preoccupazione riguarda l'ambito della salute spesso prende un altro nome: ansia. Considerando però i casi in cui non si cede all'ipocondria, preoccuparsi riguardo le proprie condizioni di salute aiuta ad assumere atteggiamenti preventivi. L'uso della cintura di sicurezza in auto, controlli clinici di prevenzione per alcune patologie, dieta sana e attività fisica regolare sono solo alcuni dei comportamenti che nascono da una sana preoccupazione per la salute personale.

 

Proprio in ambito sanitario, la prof.ssa Sweeny ha dimostrato che tra le donne, a sottoporsi a screening per il cancro sono soprattutto quelle che hanno una moderata preoccupazione per la patologia. Al contrario, le donne troppo o poco preoccupate si astengono dai controlli.

 

"La giusta dose di preoccupazione può motivare senza paralizzare" conferma la prof.ssa Sweeny.

Perché preoccuparsi fa bene

La preoccupazione mostra quindi un notevole effetto motivazionale le cui cause possono essere riassunte in tre punti:

 

  1. Preoccuparsi aiuta a comprendere che ciò che stiamo sperimentando richiede attenzione
  2. Preoccuparsi pone il problema in risalto nella nostra mente spingendoci all'azione
  3. Preoccuparsi spinge a cercare una soluzione al problema

 

Alcuni interventi del nostro cervello sembrano a volte incomprensibili e futili, ma non bisogna dimenticare che quest'organo prezioso non spreca energie in battaglie inutili. Preoccuparsi in circostanze che sembrano non richiedere attenzione, ci aiuta inconsapevolmente a preparare un piano B per qualsiasi evenienza.

 

Del resto la parola "preoccupazione" deriva dal latino prae-occupare e significa letteralmente "occupare prima, prevenire".

Perché aspettarsi il peggio?

Cedere alla preoccupazione può quindi essere un atteggiamento fortemente propositivo che spinge ad attivarci per evitare il peggio. Ma perché aspettarsi sempre qualcosa di negativo dietro l'angolo?

La preoccupazione, oltre ad essere un forte motivatore come abbiamo visto, ha anche lo scopo di mitigare le emozioni che sperimentiamo.

 

Ad esempio presentarsi a una prova con estremo ottimismo, convinti che si riuscirà a superarla senza problemi, ci espone al rischio di affrontarla con troppa superficialità e risultare incapaci di sostenere qualunque difficoltà dovesse presentarsi.

Al contrario, "aspettarsi il peggio" ci aiuterà a concentrare sulla prova tutta la nostra attenzione valutando le variabili e le soluzioni possibili.

 

Aspettarsi il peggio ci abitua infine a mitigare il dispiacere che si può ricevere da un evento ma anche ad accentuare l'euforia in caso di buone notizie.

Preoccuparsi sì, ma non troppo

Chi tende ad avere una buona dose di preoccupazione nelle varie esperienze della vita, ha quindi cura di sé, evita eventi negativi, pianifica soluzioni anche in vista di eventi potenzialmente negativi. In virtù di queste caratteristiche, chi si preoccupa di più ha anche più successo in ambito scolastico o lavorativo: è infatti più propositivo in caso di eventi stressanti, cerca più di una soluzione e riesce meglio nel problem solving.

 

La giusta dose di preoccupazione di cui parla la dott.ssa Sweeny è chiaramente lontana da qualunque forma di ansia patologica. Si tratta di preoccuparsi in maniera sana in modo da attivare dentro di noi una bassa soglia di allarmismo che ci permetta di avere l'attenzione pronta senza però soccombere ai "se".

 

 

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