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CERVELLO

Alzheimer: apprendimento e onde cerebrali

Alzheimer: apprendimento e onde cerebrali

 

Nella vita di tutti i giorni siamo bombardati da informazioni e spesso costretti a fare più cose nello stesso momento. Sommersi dai tanti impegni, spesso non ci rendiamo neanche conto che il cervello è sempre costretto a imparare nuovi concetti e abilità.

 

Il processo dell'apprendimento è molto complesso: il cervello deve decidere quali informazioni immagazzinare, quali scartare, quali tenere di riserva per breve tempo, e poi confrontarle con quelle già presenti nell'archivio e catalogarle. Un compito tutt'altro che semplice.

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Si tratta di un argomento ampiamente studiato per motivi diagnostici ma anche per l'aura di fascino che avvolge concetti come l'apprendimento, la memoria, l'intuizione, il sesto senso per citarne alcuni. Anche nel cinema è facile trovare esempi di film che indagano il funzionamento e le potenzialità del cervello. Interessante è l'approccio utilizzato dalla Disney-Pixar nel film d'animazione Inside out in cui le emozioni stesse ci guidano in un coinvolgente tour all'interno del cervello umano.

 

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Esistono due tipi di apprendimento

Lo studio dell'apprendimento del cervello è dipeso (e dipende tutt'ora) in larga parte dalle patologie legate a deficit cerebrali: studiare le differenze funzionali tra un cervello sano e uno affetto da demenza, permette ai ricercatori di comprendere i meccanismi usati dalla memoria e le aree cerebrali coinvolte.

Proprio attraverso lo studio di un caso di demenzia, è stato possibile individuare due processi diversi di apprendimento che prendono il nome di apprendimento esplicito e apprendimento implicito.

 

Apprendimento esplicito

L'apprendimento esplicito riguarda tutto ciò che impariamo in maniera consapevole e che siamo in grado di spiegare agli altri.

Si tratta di ambiti che richiedono la nostra concentrazione e comprendono, ad esempio, imparare una poesia, studiare materie orali, risolvere problemi, giocare a scacchi. Diversi studi hanno evidenziato che queste attività coinvolgono in maniera particolare la regione del cervello chiamata ippocampo.

In questi casi siamo ben consapevoli di ciò che facciamo, impegniamo la nostra attenzione e studiamo strategie.

L'apprendimento esplicito non è statico. Sappiamo bene che, ripetendo un argomento più e più volte, lo si impara meglio. Esistono esercizi molto validi che vengono utilizzati sui bambini proprio per potenziare la loro memoria.

 

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Apprendimento implicito

L'apprendimento implicito rappresenta invece un tipo di apprendimento inconsapevole, un processo che, pur non richiedendo particolare attenzione, ci permette di migliorare alcune capacità. Si tratta in questo caso di abilità motorie.

Per rendere meglio l'idea basta pensare all'andare in bicicletta: una volta imparato, l'esercizio costante ci permette di raggiungere un'abilità maggiore e una migliore padronanza dei movimenti. Ma siamo in grado di spiegare cosa accade ai nostri muscoli man mano che impariamo a pedalare meglio? In realtà no perché non ne siamo consapevoli, non attuiamo strategie, non facciamo altro che pedalare.

In questi casi, le aree coinvolte nell'apprendimento implicito sono dette gangli basali.

 

I due tipi di apprendimento possono interagire

È però importante fare una precisazione: ogni volta che il cervello si attiva (praticamente sempre), si "accendono" diverse aree che interagiscono, collaborano e si trasmettono informazioni a seconda della funzione da gestire. Dire che nell'apprendimento esplicito è coinvolto l'ippocampo e in quello implicito i gangli basali non vuol dire che le altre regioni siano inattive.

Molti compiti nei quali siamo impegnati richiedono l'intervento sia dell'apprendimento esplicito sia di quello implicito. Un esempio? Imparare a suonare uno strumento musicale è un'attività che vede miglioramenti con l'impegno assiduo e costante perché le mani devono acquisire un'abilità motoria via via crescente (apprendimento implicito). È anche vero, però, che bisogna leggere lo spartito il che significa valutare altezza e durata di suoni e pause, intensità, rallentamenti...tutti argomenti che richiedono la nostra attenzione (apprendimento esplicito).

In questi casi non si può prescindere dall'uno o dall'altro.

 

Il tipo di apprendimento influenza le onde cerebrali

I ricercatori del Picower Institute for Learning and Memory di Cambridge hanno condotto uno studio che ha permesso di individuare una relazione tra il tipo di apprendimento impegnato e le onde cerebrali prodotte.

Le onde cerebrali nascono dall'attivazione dei neuroni: migliaia di neuroni si "accendono" contemporaneamente e producono un segnale elettrico che si propaga nel cervello. I segnali elettrici hanno diverse frequenze e quindi producono onde cerebrali diverse. Durante le varie fasi del sonno, ad esempio, o in base alle condizioni fisiche e psichiche, le onde cerebrali cambiano. Data la specificità delle onde cerebrali, alcuni centri di ricerca stanno addirittura valutando la possibilità di utilizzarle per creare nuove password per sistemi informatici.

 

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Lo studio condotto dai ricercatori di Cambridge ha evidenziato che durante l'apprendimento esplicito si verifica un aumento delle onde cerebrali alfa2-beta. Questo aumento segue un picco in fase iniziale e si attenua nelle fasi successive.

Il professor Earl K. Miller, docente di Neuroscienze che ha guidato lo studio, spiega che è come se nella prima fase si costruisse nel nostro cervello il modello del compito che stiamo eseguendo per tentativi. Quando le onde alfa2-beta diminuiscono, il modello è formato: abbiamo imparato come eseguire il compito (riuscire a ricordarlo, poi, è altra cosa!).

Durante l'apprendimento implicito, invece, seguono lo stesso corso le onde delta-theta associate all'apprendimento di compiti motori

 

Apprendimento e Alzheimer

Il professor Miller e il suo team, sottolineano l'importanza a livello diagnostico della relazione tra tipi di apprendimento e onde cerebrali.

Attraverso lo studio delle onde cerebrali, infatti, è possibile scoprire cosa accade in caso di demenze come l'Alzheimer. Nell'Alzheimer vengono compromesse alcune funzioni dell'apprendimento esplicito. Riuscire a individuare dei segnali che possano dichiarare la malattia in uno stadio iniziale è l'obiettivo primario di chi studia questo genere di patologie.

 

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Riuscire a utilizzare le onde cerebrali per raggiungere questo obiettivo rappresenta un traguardo non impossibile e soprattutto facilmente attuabile poiché misurare l'attività cerebrale (e quindi le onde) non è un metodo invasivo.

Fermo restando che, mentre la ricerca si impegna a trovare rimedi, ognuno di noi può agire sulle cause scongiurando o almeno rallentando i processi di invecchiamento del cervello.

 

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