déjà vu: i misteri del cervello

 Quasi tutti sperimentano di tanto in tanto un déjà-vu, l’improvvisa sensazione che quell’istante che stiamo vivendo sia stato già vissuto e si ripresenti nelle stesse condizioni. Qualcuno crede che siano solo vecchi ricordi sbiaditi, altri pensano addirittura che si tratti di visioni anticipatorie ma gli studiosi sono convinti che dietro questi episodi si nascondano in realtà dei “problemi tecnici” del cervello che niente hanno a che fare con il paranormale.

 

Quando il cervello confonde presente e passato

Il fenomeno del déjà-vu non ha ancora una spiegazione scientifica unanime, ma diversi studi condotti su pazienti affetti da epilessia del lobo temporale hanno fatto luce su alcuni dettagli.

In diversi casi i ricercatori hanno infatti riscontrato episodi di déjà-vu nei pazienti epilettici prima di un attacco di convulsioni.

Che legame c’è tra epilessia e déjà-vu?

I lobi temporali si trovano ai due lati dell’encefalo e sono coinvolti nella formazione della memoria a lungo termine e nei processi di riconoscimento e familiarità. Se a livello del lobo temporale si verificano eventi anomali, vengono compromesse queste particolari funzioni. L’epilessia è una condizione in cui gli impulsi elettrici che viaggiano nel cervello vengono disturbati e interrotti (e spesso finiscono col diffondersi nell’intero cervello causando le convulsioni) e, trattandosi in questo caso della regione temporale, anche le capacità di riconoscimento vengono compromesse causando la strana sensazione di aver già vissuto una scena o di essere già stati in un posto.

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Secondo Michelle Hook, docente al dipartimento di Neuroscienze e Terapie Sperimentali del College of Medicine del Texas, una simile spiegazione sarebbe alla base della sensazione di déjà-vu anche nei casi di pazienti sani: evidentemente, per un problema tecnico del cervello, si attivano per sbaglio i neuroni del lobo temporale deputati al riconoscimento e alla familiarità e il cervello fa confusione tra presente e passato.

Un ricordo fittizio

Una spiegazione più specifica parla di “mancata corrispondenza” dei processi cerebrali.

I processi cerebrali legati all’elaborazione degli stimoli sensoriali (quelli provenienti dai cinque sensi) sono molto complessi, basti pensare che un semplice profumo può far ritornare alla mente una determinata situazione o persona e in una frazione di secondo il cervello elabora tutto il background che ruota attorno al ricordo di quel profumo.

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Quando i nostri sensi percepiscono gli stimoli dal mondo esterno, i segnali che vengono inviati al cervello sotto forma di impulsi elettrici spesso passano per aree cerebrali diverse prima di arrivare a destinazione – ad esempio gli stimoli visivi attraversano le aree della memoria, della percezione, della consapevolezza, del pensiero, del linguaggio prima di giungere alla corteccia visiva – e tutti gli stimoli passano in queste aree contemporaneamente.

Alcuni studiosi suggeriscono che, se per qualche motivo viene interrotto il percorso di uno di questi segnali, si formeranno due impulsi elettrici che trasmettono la stessa informazione: uno dei due sarà però ritardato e il cervello, avendo già ricevuto il primo impulso, considererà il secondo come una ripetizione e quindi un ricordo.

Un ricordo fittizio però, perché i due segnali sono troppo ravvicinati e il primo non è ancora stato archiviato nella memoria (H2)

per cui il cervello, pur rovistando tra i ricordi, non riesce a trovare una corrispondenza corretta. Ed è proprio questa la sensazione che si prova quando si verifica un déjà-vu: l’impressione che ci sia qualche ricordo legato a un luogo o a un episodio ma proprio non si riesce a capire quale.

 

Provare un déjà-vu è un’esperienza molto comune...

...vissuta almeno una volta da due terzi degli esseri umani, ma a quanto pare si tratta di un fenomeno spiegabile che quindi non rientra nel campo del paranormale. Non si conoscono ancora i dettagli dei meccanismi cerebrali che si celano dietro i falsi ricordi ma per ora ci basti sapere che sono eventi considerati nella norma e quindi assolutamente non preoccupanti.

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Raffaele Morelli, noto psicoterapeuta e psichiatra italiano, è l'autore del saggio "Solo la mente può bruciare i grassi" edito da Mondadori nel 2016.