Come ricordare i sogni

 Da sempre i sogni rappresentano un’intrigante aspetto della vita, lo spazio indipendente e affascinante in cui l’inconscio supera le barriere della razionalità e dà immagine ai desideri e ai pensieri più reconditi della mente. È in questo spazio che la mente si esprime senza vincoli e senza filtri, manifestando tutto ciò che nella quotidianità è imprigionato nelle maglie dei timori, dell’imbarazzo e delle convenzioni sociali.

Questo è quanto ha sostenuto Freud, il fondatore della psicanalisi, il quale ha associato i sogni all’espressione dell’incoscio sottolineando che l’interpretazione psicologica per le immagini oniriche può essere anche utilizzata da un bravo analista per scopi terapeutici. Il problema però è riuscire a ricordarli.

Un viaggio attraverso i sogni

La neuroscienziata Perrine Ruby del Lyon Neuroscience Research Center ha guidato il suo team di ricerca attraverso i sogni di 36 soggetti per riuscire a comprendere quali meccanismi influenzano la capacità di ricordare i sogni. I volontari hanno semplicemente dovuto dormire cullati da una musica di sottofondo mentre occasionalmente, come fattore di disturbo, veniva pronunciato il loro nome a voce non troppo alta. Al termine dello studio metà dei soggetti era in grado di ricordare i sogni quasi tutti i giorni – sono stati chiamati high recollers – l’altra metà solo una o due volte al mese – i low recallers.

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Sia durante il sonno sia durante la veglia gli studiosi hanno monitorato l’attività cerebrale dei soggetti attraverso l’elettroencefalogramma per valutare il comportamento delle onde cerebrali. Durante la veglia, non sono state riscontrate differenze significative nell’attività cerebrale tra i due gruppi di individui. Al contrario, pronunciando il nome dei soggetti mentre dormivano, i ricercatori sono riusciti a evidenziare un diverso comportamento delle onde cerebrali chiamate alfa (α).

Le onde alfa proteggono da risvegli improvvisi

Le onde alfa sono emesse dal cervello quando siamo immersi in uno stato di rilassamento psicofisico. Esse fanno da ponte tra le onde beta (β), onde a frequenza elevata emesse durante la veglia, e le onde a bassa frequenza theta (θ) e delta (δ) e tipiche degli stadi di incoscienza.

 

Nel dettaglio, la neuroscienziata spiega che quando si registrano onde α, il cervello è in uno stato di riposo poiché in alcune regioni cerebrali sono in atto processi che inibiscono le risposte agli stimoli esterni. Se sentiamo un suono inaspettato o apriamo gli occhi all’improvviso, le onde α si riducono e alcune aree cerebrali si attivano: il cervello resta all’erta. Durante il sonno invece accade esattamente il contrario: le onde α aumentano per un suono improvviso.

Secondo la dott.ssa Ruby questo meccanismo avrebbe la funzione di proteggere il cervello ed evitare che un qualsiasi rumore possa interrompere il sonno.

 

Le onde alfa ci aiutano a ricordare i sogni

Studiando i risultati dell’esperimento, la dott.ssa Ruby ha riscontrato che ogni volta che veniva pronunciato il nome degli high recallers le onde α che si generavano erano più lente a diminuire rispetto a quelle riscontrate nei low recallers. Il team di ricerca spiega che questa differenza è probabilmente dovuta al fatto che il cervello degli high recallers è maggiormente attivato quando insorge il fattore di disturbo il che dà origine a onde α più ampie. Talmente ampie da svegliarli molto più spesso rispetto ai low recallers rendendoli quindi capaci di ricordare gli eventi onirici (è noto infatti che è più facile ricordare i sogni quando ci si sveglia subito dopo).

 

In sostanza, chi si sveglia più spesso durante il sonno perché possiede un cervello sempre all’erta sarà maggiormente capace di ricordare i sogni.

 

Considerando, però, che dormire bene porta con sé vantaggi notevoli sia per il benessere fisico sia per i processi di apprendimento e memoria, essere un low recallers non è tutto sommato un aspetto da incriminare.

 

 

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