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CERVELLO

Il contatto fisico allevia il dolore

Il contatto fisico allevia il dolore

 

Il contatto fisico è una delle più importanti manifestazioni d'affetto. Immediato e spontaneo nei confronti dei neonati e dei bambini, esso diventa sempre più circoscritto quando si cresce fino a riproporsi di diritto nelle relazioni di coppia. Abbracci, baci ma anche una semplice carezza hanno il potere di trasmettere le nostre emozioni, rassicurare, confortare.

 

In realtà, i mezzi che abbiamo a disposizione per comunicare le nostre emozioni sono diversi. Disapprovazione, attrazione, noia, interesse sono solo alcuni dei messaggi che siamo in grado di trasmettere attraverso il linguaggio del corpo e, tra i vari jolly comunicativi, gli occhi sono di certo quello più efficace.

[Leggi anche: come leggere le emozioni nello sguardo]

Ma se lo sguardo ha la sua potenza nel trasmettere le emozioni, il contatto fisico gioca un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali.

 

Ricercare il contatto fisico può essere indice di una personalità cordiale e sicura di sé, può indicare superiorità nei rapporti di lavoro (è in genere il capo che dà una pacca sulla spalla ai dipendenti e non viceversa), può suggerire attrazione se si verifica tra un uomo e una donna. Ma quali sono gli effetti su chi riceve un gesto affettuoso?

 

Vicinanza e contatto fisico

Sono diversi gli studi che confermano l'importanza del contatto fisico tra madre e figlio sin dai primi momenti ed è per questo che i nuovi percorsi di nascita prevedono che il neonato sia attaccato al seno prima ancora del taglio del cordone ombelicale. Ma non è tutto. Una ricerca condotta alla Washington University dimostra che i bambini più seguiti dalla figura predominante – in genere la madre – presentano un migliore sviluppo cerebrale. In particolare la struttura dell'ippocampo, deputata alle funzioni di memoria e apprendimento, risulta più sviluppata e con un volume maggiore del 10% rispetto ai bambini trascurati.

[Per approfondire: l'amore della mamma stimola lo sviluppo del cervello]

 

Se per i bambini è necessario il supporto dei genitori per far fronte alle prime esperienze della vita, per gli adolescenti esso è fondamentale per un corretto sviluppo psichico e per la crescita dell'autostima. Una curiosa ricerca dimostra che se la madre è accanto al figlio nelle prime fasi di guida di un'autovettura, il figlio assume un comportamento più prudente che si traduce in una guida sicura anche quando la madre non sarà fisicamente presente in auto. Questo perché la presenza di una figura autorevole "modella" lo sviluppo cerebrale dei più giovani.

[Per approfondire: mani sul volante e piede sul freno se accanto c'è la mamma]

 

Contatto fisico e dolore

Le ricerche che approfondiscono l'importanza di avere accanto una figura di riferimento sono innumerevoli. Ciò che però interessa molto dal punto di vista clinico è la relazione contatto fisico-dolore ovvero se e come è possibile alleviare il dolore attraverso gesti d'affetto delle persone care.

 

Per approfondire le conoscenze in questo ambito, i ricercatori americani hanno studiato gli effetti del gesto di stringere la mano tra partner che condividevano una relazione da almeno un anno. È stato analizzato il comportamento cerebrale dei soggetti attraverso elettroencefalogramma (EEG) in tre diversi momenti: (1) mentre i partner erano in stanze separate, (2) quando erano nella stessa stanza senza toccarsi e infine (3) l'uno accanto all'altra mentre l'uomo stringeva la mano della donna.

In un secondo momento, in ognuno dei tre scenari, è stata indotta una sensazione di dolore al braccio della donna attraverso una blanda fonte di calore e sono stati analizzati gli esiti dell'EEG.

 

I risultati hanno evidenziato che in caso di vicinanza del partner, con o senza contatto fisico, si verifica una sincronizzazione delle onde cerebrali alfa, che sono attive quando concentriamo la nostra attenzione su qualcosa. Inoltre in tutte le coppie la sincronizzazione delle onde cerebrali era significativamente più elevata quando l'uomo stringeva la mano della donna.

 

Stringere le mani allevia il dolore: questione di empatia

Lo studio, condotto dai ricercatori dell'University of Colorado Boulder e della University of Haifa, conferma i risultati ottenuti attraverso esperimenti simili che hanno posto sotto la lente la frequenza cardiaca e il respiro. Sembra infatti che stringere la mano del partner nei momenti di dolore aumenti la sincronizzazione dei battiti del cuore e anche del respiro. A questi effetti si aggiunge ora anche una sincronizzazione cerebrale che, come scrivono i ricercatori, rende più labili i confini tra il sé e l'altro.

 

Il team americano però non si è fermato qui. Successivi test hanno messo in risalto il ruolo dell'empatia nella relazione contatto fisico – dolore. Sembra infatti che maggiore sia l'empatia provata dall'uomo nei confronti del dolore subito dalla donna, maggiore sia l'effetto di sincronizzazione cerebrale. E se è maggiore la sincronia delle onde cerebrali, la sensazione di dolore si attenua in maniera più evidente.

[Per saperne di più sull'empatia: l'empatia è nel DNA delle donne

Neuroni specchio: empatia, linguaggio e autismo]

Effetti sul dolore: la spiegazione degli esperti

Se è semplice illustrare i risultati degli esperimenti condotti, non è altrettanto semplice dare una spiegazione delle cause che donano un tale potere alle mani che si stringono. I ricercatori avanzano l'ipotesi che il contatto fisico basato sull'empatia ci fa sentire che l'altro comprende il nostro dolore. Non si tratta però di una semplice sensazione: studi precedenti dimostrano infatti che il contatto empatico attiva nel cervello meccanismi di ricompensa che agiscono sul dolore riducendone il raggio d'azione.

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Saranno necessari ulteriori studi per suffragare queste ipotesi e conoscere i meccanismi d'azione dell'empatia e del contatto fisico sul dolore. Questa ricerca dona, però, ulteriore impulso alla consapevolezza che non solo il sostegno sociale ma anche il contatto fisico sono importanti per sostenere le persone che, accanto a noi, stanno affrontando una battaglia.

 

 

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